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Puoi essere stato accusato di sette omicidi, aver fatto una settantina di rapine, quattro sequestri di persona e vari tentativi di evasione. Ma da dietro le fredde sbarre di una prigione è sempre un sentimento duro e puro quello che ti fa bruciare l’animo e ti accomuna a migliaia di disgraziati: è l’ansia di essere amati da qualcuno.

Sarà per questo che persino il più celebre malvivente italiano degli anni ’70 – tal Vallanzasca Renato, nato a Milano nel lontano maggio del 1950, dietro le sbarre da 38 anni per scontare una condanna a quattro ergastoli e 260 anni – ha sentito l’impulso di abbracciare la tecnologia del terzo millennio per raccontare le sue verità. E sentirsi meno solo.

Oltre al blog di Vallanzasca, nato qualche mese fa per interposta persona (dato che i detenuti non possono connettersi alla Rete), sono numerosi in Italia i siti web che raccontano le storie di chi è detenuto. Per motivi di sicurezza, internet è tuttora interdetto nelle carceri italiane. La ragione di questa limitazione è che, a differenza della posta ordinaria, la Rete non permette all’amministrazione carceraria di operare un controllo sui contenuti dei messaggi in ingresso e in uscita. (continua…)