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Verde il pc, verde tutto il settore dell’Information Technology (attualmente responsabile del 2% dell’emissioni di anidride carbonica, oltre che della spazzatura elettronica), verdi le aziende. Ambiente su ambiente, dunque un must, un credo, un make-up eccezionale per chi vuole continuare a vendere in un mercato freddo, contratto dalla crisi finanziaria.

Gli uomini di marketing hanno da tempo integrato nei loro business plan il fattore “sostenibilità”, dapprima per migliorare la vendibilità dei prodotti, poi per ripensare l’organizzazione del lavoro e l’intera filiera produttiva. Tutti illuminati, consapevoli all’improvviso delle sorti della madre terra? Più verosimilmente, a preoccupare i produttori è l’ascesa dei consumi e dei costi della corrente elettrica.

Con la diffusione dei personal computer, le aziende IT si sono lanciate in una corsa al contenimento dei consumi energetici a cominciare dai centri di calcolo (processo che gli americani sintetizzano in un solo termine:“downsizing”). Dai grandi mainframe, si è passati agli elaboratori dipartimentali, minicomputer, fino agli attuali server poco più grandi dei normali pc, riducendo drasticamente gli spazi d’ingombro e soprattutto il fabbisogno di energia. La necessità di consumare meno, ha portato ad una riscrittura e miglioramento dei programmi in termini di efficienza energetica.

Questa può essere considerata la prima operazione di Green IT o green computing. (continua…)

Secondo le stime della società di analisi Gartner, sono stati venduti più di un miliardo di PC nel mondo, 217 milioni solo nel 2007. Gli esperti della Forrester Research prevedono due miliardi di unità entro il 2010. Stiamo parlando di quantità enormi di un prodotto, costoso, complesso, dall’elevato impatto ambientale.

Il rapido progresso tecnologico, ha ridotto il ciclo di vita del PC, da circa sei anni nel 1997 ai due o tre del 2005, quindi ben oltre i limiti funzionali della macchina (Sissa Giovanna, Il computer sostenibile, Franco Angeli, Milano, 2008). Così sempre più velocemente i PC vengono dismessi e diventano spazzatura elettronica, difficile da riciclare in sicurezza. Il processo di smaltimento, infatti risulta essere piuttosto lungo e costoso, data la varietà di sostanze pericolose, contenute all’interno dei PC.

In prevalenza, i personal computer, sono composti da plastica e silicio, altri elementi presenti in modeste quantità sono il ferro, il rame, lo zinco, l’alluminio, lo stagno, il carbonio, il piombo. Ci sono infine piccolissime quantità di cadmio, mercurio e tantissimi altri materiali, quali: oro, berillio, selenio, litio, boro. Molti di questi elementi sono pericolosi per la nostra salute, si pensi al berillio usato nella scheda-madre e nei connettori di vecchia generazione, che è cancerogeno o all’involucro di plastica del PC che contiene i temibili ritardanti di fiamma brominati ( Brominated Flame Retardant) , o ancora agli schermi con tubo a raggi catodici che contengono ossido di piombo e ossido di bario, anche essi altamente nocivi, perché bio-accumulabili. (continua…)