Youtube, la più grande video community al mondo, l’altra Rete, la ‘video-rete’. I numeri sono quelli dei giganti che concentrano, in questo caso, circa il 70% del mercato video on line: 24 ore di contenuto caricate ogni minuto, due miliardi di video visti quotidianamente (fonte: Google Italia), 12 milioni di utenti unici mese, il secondo motore di ricerca al mondo (fonte: Nielsen).
Google ha attivato nel nostro paese i programmi di partnership da quasi un anno (luglio 2009). Diventare partner significa: compartecipare alle entrate degli annunci pubblicitari (vd. Google Adsense), creare un canale ottimizzato con un banner e grafica personalizzata, caricare video di durata superiore, ricevere assistenza. Ci sono già alcune realtà che si sono contraddistinte per iniziative di successo, guadagnandosi il loro posto tra i Google Partner.
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Tema:
Web 2.0 |
Rubrica:
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Scrivere un post, aggiornare il proprio profilo nei social network, pubblicare foto o video in Rete. Gli utenti sono sempre più impegnati in queste attività. Ne è la testimonianza la netta crescita del Web 2.0 proprio nelle due aree più rappresentative: video online (Youtube) e social networking (secondo i dati Nielsen novembre 2009). Alla fine, scrivendo e condividendo, ci si interroga: chi parla di noi in Rete? Quali potrebbero essere gli argomenti collegati ai nostri? E allora, ecco i principali strumenti utilizzati sul Web per scoprire gli autori dei “rumors” in Rete.
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La Legal & General, una delle compagnie assicurative più importanti del Regno Unito, sta considerando la possibilità di aumentare i premi assicurativi per gli utenti dei social network. Motivo? La condivisione di certi dettagli personali online, come l’indirizzo di casa o l’annuncio di un viaggio che si sta per effettuare, è un invito a casa… per i ladri. Un tema già illustrato dal sito Please Rob Me che, mostrando i pericoli del ‘over-sharing’ di informazioni personali, promuove di fatto l’autotutela.
L’aggiornamento dello stato e la pubblicazione di foto sui social network può creare situazioni problematiche e imbarazzanti. Oltre alle storie di genitori angosciati nello scoprire la doppia vita dei loro figli, la voglia di condividere può colpire negativamente anche l’ambito lavorativo. Chi cerca lavoro deve stare attento a quello che pubblica su Facebook e Twitter. Infatti, cresce il numero di datori di lavoro che prima di fissare un colloquio danno un’occhiata al profilo del potenziale candidato. Lo stesso vale per chi il lavoro già ce l’ha.
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