Si è chiusa nel week-end la seconda edizione del Forum della Comunicazione, tenutosi a Roma nella cornice del Palazzo dei Congressi. Un interessante momento di incontro tra professionisti del settore, addetti ai lavori e studenti, per ribadire l’importanza della comunicazione come leva principale per lo sviluppo economico, sociale, culturale, politico e istituzionale del Paese, specialmente nel contesto attuale dove la priorità è ripristinare fiducia e aprire il presente alla speranza.
Molti i temi affrontati: l’importanza del comunicare l’immagine dell’Italia nel mondo, la formazione universitaria e d’impresa e l’apertura delle professioni, l’innovazione a partire dai new media, la responsabilità sociale, gli scenari del sistema mediatico alla luce dei cambiamenti della società.
Dal punto di vista della copertura mediatica, è stato significativo che il Forum abbia sfruttato non soltanto i mezzi tradizionali, come tv e radio, ma abbia fatto ampio uso dei social media per raccontare in tempo reale tutti gli interventi. Su Facebook, per esempio, gli oltre 2.193 membri hanno seguito le fasi più salienti dei lavori, postato commenti in tempo reale e scritto le loro considerazioni finali sull’evento. Più di 70 messaggi in bacheca, 21 discussioni aperte e una ricca fotogallery per esprimere apprezzamento per la qualità dei dibattiti ma anche qualche critica sull’organizzazione. Anche Twitter è stato utilizzato. Non solo l’agenzia Adnkronos, ma anche tanti utenti hanno twittato in tempo reale per raccontare le loro impressioni. Molti professionisti della comunicazione hanno invece optato per LinkedIn, dove ben 478 utenti si sono iscritti al gruppo dedicato al Forum della Comunicazione.
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Cos’è Twitter? Molti lo chiamano micro-blogging. Altri social network. Ma la realtà di Twitter è molto più complessa, si evolve giorno dopo giorno in numerosi mash-up, condiziona l’evoluzione della comunicazione in Rete, sfuggendo ad una semplice definizione. Andiamo per ordine.
Tutto comincia nel 2006, con una web application che chiede ai propri utenti “Cosa stai facendo in questo momento?“. Migliaia di persone cominciano a raccontare la propria vita e a seguire quella degli altri, tutto con brevi messaggi di 140 caratteri. Twitter raccoglie i lifestream personali degli utenti, crea l’interconnessione tra followers, diventando un grande social network. Ed è per questo motivo che spesso viene citato in contrapposizione a Facebook, che dei social network, al momento, è il numero uno.
A guardar bene, le differenze tra i due giganti della comunicazione in Rete sono maggiori delle loro affinità: non avrebbe senso altrimenti il tentativo di Mark Zuckerberg e soci di acquisire Twitter (che a livello di utenti ha numeri nettamente inferiori) se il servizio offerto fosse lo stesso. Né si potrebbe parlare di Twitter come l’anti-Facebook se non avesse delle caratteristiche differenti che lo rendono più leggero, immediato e soprattutto capace di adattarsi a molteplici utilizzi. Facebook è social network allo stato puro, un luogo per parlare di se stessi in prima persona. Da Twitter ha ripreso il modo di visualizzare i lifestream degli utenti, specialmente nel suo ultimo restyling, ma si fonda su un modello ben definito, quasi ingessato. Difficile che evolva in qualcosa di fortemente differente.
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Tempo fa Gianluca Diegoli (blogger esperto di marketing non-convenzionale), spiegava come i banner pubblicitari siano cambiati poco rispetto alla varie evoluzioni-rivoluzioni che hanno interessato la Rete in questi ultimi anni. Dopo l’avvento dei contenuti UGC (user generated content) e dei social network, socialità e condivisione hanno ridisegnato gli ambienti del Web.
La maggior parte degli spazi banner sono legati a un modo obsoleto di concepire la pubblicità sul Web. Rispondono a una logica “one to many” proponendo, ancora oggi, una comunicazione monodirezionale e “calata dall’alto”. Gianluca Diegoli propone invece di ripensare il banner come “banner sociale”, ovvero uno spazio dove le persone possono interagire, partecipare, commentare e leggere al momento opportuno. (continua…)
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