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Che volto ha l’Italia del download? Quali sono le sue caratteristiche e, soprattutto, come ha influito la possibilità di scaricare musica dalla rete sui consumi audio-video tradizionali? Nel 2007 la Fondazione Einaudi ha provato a dare una risposta a queste domande pubblicando una ricerca condotta su un campione di 1600 utenti per indagare, per la prima volta, quali siano le dinamiche dei consumo di contenuti digitali nel nostro Paese (nell’immagine, un dettaglio della copertina del report).

In primo luogo, lo studio ha potuto dare una stima delle dimensioni del fenomeno: sul totale del campione, circa il 67% degli utenti non scarica contenuti dalla rete, mentre il 7% acquista musica on line a pagamento. Il restante 25% degli intervistati, infine, costituisce quello che potremmo definire il vero focus della ricerca: gli utenti che utilizzano  programmi di file sharing per condividere e scaricare gratuitamente tracce audio e video da internet.

Proviamo, servendoci dei numeri, a dipingere un ritratto di questo gruppo di navigatori: si tratta perlopiù di studenti, di età compresa fra i 15 e i 24 anni, residenti prevalentemente al sud, in piccoli comuni e, naturalmente, dotati di un’elevata competenza tecnologica. Inoltre, la ricerca sottolinea anche una lieve differenza di genere: a scaricare musica dalla rete sono soprattutto gli uomini (64% del campione) il che, secondo gli autori,  sembra confermare un’ipotesi di “gender divide”, per la quale il sesso maschile sarebbe più propenso all’utilizzo della tecnologia rispetto a quello femminile. (continua…)

Le ultime pagine del romanzo “Fahrenheit 451” descrivono uno scenario nel quale il sapere viene affidato ad una comunità di uomini-libro perché questi, memorizzati i testi destinati a sparire, ne tramandino i contenuti per conservarne la ricchezza. Un uomo per ogni testo, di più non è possibile. Nel XXI secolo, la realtà dei fatti sembra andare in direzione diametralmente opposta. Nell’epoca della rete, della rapidità e dell’alta fedeltà, la copia pressoché perfetta è prassi e la distribuzione illimitata un dato di fatto che molti vogliono difendere.

Dal 1999, anno di nascita di Napster e quindi delle prime forme di file-sharing, la tecnologia ha scardinato le tradizionali modalità di consumo di musica e video, scatenando l’allarme dell’industria, non solo discografica. Ma quanto incide realmente la possibilità di scaricare contenuti gratis dalla rete sulla vendita nei negozi? La problematica ha suscitato un lungo dibattito che ancora non ha trovato una conclusione e che individua tre tipi di effetti, in apparenza inconciliabili: riduzione, equilibrio o incremento nell’acquisto di contenuti da parte dei consumatori. (continua…)