10/12/2009 di Barbara Lauro
Mentre non accenna a placarsi la battaglia fra aggregatori di notizie (Google News in testa) e il magnate dell’editoria Rupert Murdoch, non sono pochi quelli che scommettono sul trionfo del Web a scapito delle testate editoriali, convinti che i mezzi di informazione di domani si presenteranno sempre meno come una redazione e sempre di più come una piattaforma che raccoglie e ridistribuisce l’informazione.
Difficile dargli torto, visto che il quadro generale è molto cambiato rispetto a qualche anno fa e la macchina dell’informazione vede dati di diversa natura (testo, immagine, suono, video ma anche link e metadati) provenienti da fonti multiple, entrare da un lato ed uscire dall’altro verso destinazioni diverse: siti, flussi RSS, widget, cellulari, stazioni dei trasporti pubblici, e anche radio, tv, carta….
Il centro nevralgico di questa architettura dei media basata su aggregatori di notizie e giornalismo partecipativo non è più la redazione, con la sua collezione di firme di giornalisti, ma piuttosto la “torre di controllo” che supervisiona la gestione complessiva di questi flussi.
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1/09/2009 di Saro Vizzini
Nel circo dell’informazione americana è schioccato come una frustata l’allarme lanciato dal direttore di Businessweek.com, John Byrne: “I media non sono in recessione, ma in uno stadio avanzato di profonda depressione”. A rincarare la dose è stato poi Jeff Howe di Wired: “Una volta ero solito scherzare sul declino della mia professione, ma adesso questo non è più un gioco”. A raccogliere le loro impressioni sul futuro della stampa tradizionale è stata la rivista Internetnews, con un articolo dal titolo emblematico: Il Web ucciderà e salverà il giornalismo.
Un processo irreversibile, secondo i due esperti, che può essere portato a termine solo in un modo: “Considerando il racconto dei fatti come un focolare intorno a cui coinvolgere i lettori in una conversazione”, afferma Byrne. Ma non basta. I giornali tradizionali, anche quelli con una consolidata esperienza on line, dovrebbero promuovere i loro contenuti attraverso tutti i mezzi che la Rete mette a disposizione, come i social media ad esempio. Mentre invece, come accade al Wall Street Journal, a giornalisti e dipendenti è severamente vietato l’uso di Twitter. (continua…)