Globalizzazione o protezionismo? È questo, negli Usa, il dilemma che divide il mondo dell’informatica. Una questione tanto urgente da richiedere una manifestazione di intenti anche ai candidati alla Casa Bianca. Ma le opinioni politiche e quelle delle forze sociali, seppur con diverse gradazioni, sono tutte orientate a proteggere i confini di un Paese che è stato teatro della rivoluzione elettronica e culla della globalizzazione.
Ad aprire il dibattito, all’inizio di quest’anno, è stato il documento inviato al Congresso degli Stati Uniti d’America dalla Software & Information Industry Association (la principale organizzazione nazionale dei produttori di software e contenuti digitali, editoria compresa). Nel report si chiedeva ai parlamentari di sostenere l’industria high tech attraverso una riforma della legge sull’immigrazione e il riassetto del sistema scolastico.
La SIIA ha voluto inoltre richiamare l’attenzione sul ruolo trainante che l’industria IT svolge per l’economia americana. Un settore, che in termini di redditività , è superiore alla filiera alimentare: nel 2006 ha dato un impiego a 2.7 milioni di persone, mentre dal 1997 ad oggi l’offerta di lavoro è cresciuta del 17%. Ma l’associazione ha anche registrato un calo nella domanda di lavoro nell’IT, manifestatosi con un crollo delle iscrizioni da parte dei giovani cittadini americani alle facoltà di ingegneria, matematica e informatica. (continua…)



