Quanto valgono le informazioni che ogni giorno vengono pubblicate dagli utenti dei social network? E quanto possono incidere sulla vita reale, al di fuori di Internet? Tutto ciò che condividiamo in Rete ha un “peso” maggiore di quello che si crede. Consideriamo, per esempio, l’eco che ha avuto in Italia il caso del gruppo anti-Berlusconi su Facebook. Uno tra i tanti che ogni giorno vengono aperti sul noto social network, ma dal titolo inquietante: “Uccidiamo Berlusconi”.
In seguito il suo fondatore ammetterà che si trattava solo di una provocazione, sufficiente, tuttavia, ad alzare un vespaio sull’uso diffamatorio di Internet e addirittura per parlare di Facebook come mezzo di reclutamento per terroristi. Risultato: gruppo chiuso e probabili guai giudiziari per il fondatore. Ma questo non è che l’ultimo di una serie di casi che hanno sollevato la questione su come comportarsi su Internet e su cosa sia giusto rendere pubblico.
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I dati parlano chiaro. Il Brasile è uno dei maggiori mercati emergenti degli ultimi anni. Il prodotto interno lordo del Paese è in continua crescita e il livello di disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è in lenta ma costante riduzione. Di questo risveglio economico hanno beneficiato tutti i settori industriali del Paese verdeoro, tra cui quello della comunicazione e dei new media. Il Brasile è oggi all’avanguardia nel campo delle tecnologie informatiche e dello sviluppo di Internet, e il numero degli internauti residenziali attivi supera i 25 milioni.
Un dato, quest’ultimo, molto interessante se correlato al tipo di utilizzo che i brasiliani fanno dei servizi offerti in Rete. Secondo uno studio di comScore, l’85% degli utenti è iscritto e utilizza attivamente almeno un social network e il 34,5% accede in Rete quasi esclusivamente per gestire il proprio gruppo di contatti. Il tempo medio passato in Rete è di 24 ore mensili delle quali almeno 5 sono spese in un social network.
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