26/05/2009 di Luana Andreoni
Le vie del marketing sono infinite, e sempre più spesso attraversano i grandi spazi della Rete. Ma cosa succede quando tra un click e l’altro, puntano dritte alle casse di grandi ospedali americani, rigorosamente privati?
Se lo sono chiesto i dirigenti del Methodist University Hospital di Memphis, negli Stati Uniti, che hanno deciso di sperimentare, senza troppe esitazioni, una nuova via “internettiana” alla promozione della propria struttura. Del resto, in un Paese dove la sanità è totalmente privatizzata, anche il marketing di settore deve affinare le armi, e a quanto pare “video-sharing” è diventa la nuova parola d’ordine dei pubblicitari. (continua…)
21/11/2008 di Luana Andreoni
Le campagne di stickering sono da sempre considerate una delle soluzioni più economiche per ottenere brand awareness in modo intensivo e capillare. Una strategia che ha portato a un inaspettato e clamoroso successo numerosi marchi, come A-Style, oggi brand leader dell’abbigliamento, nato proprio da un adesivo fortemente “equivoco” che ha spopolato a lungo in ogni angolo delle città italiane ed europee.
Negli ultimi tempi, però, il numero di adesivi che tappezzano le strade è aumentato in maniera notevole, a causa dell’utilizzo massiccio che ne fanno aziende, attivisti e artisti. Muri, lampioni, vetrine, autobus e metropolitane ne sono invasi. In un simile contesto di sovraffollamento ed omologazione, raggiungere la massa critica per ottenere la visibilità desiderata diventa un obiettivo sempre più complesso, rispetto al quale entrano in gioco numerose variabili.
Una delle più importanti, relative alle visibilità dello sticker, è senza dubbio la permanenza, ossia la resistenza fisica dell’adesivo al difficile contesto urbano. Agenti atmosferici, smog e nuove affissioni sono pericoli sempre incombenti. Per non parlare della difficoltà di rimozione degli adesivi vecchi, che ha portato più di un’amministrazione comunale ad avversare questa pratica di marketing, stabilendo sanzioni pecuniarie per chi “imbratta” gli spazi urbani. (continua…)
8/07/2008 di Saro Vizzini
La transizione è in corso. Difficile, quindi, offrire una fotografia nitida ed esaustiva della migrazione on line di cui è protagonista la carta stampata. Tanto più oggi, che il fenomeno segna un’improvvisa accelerazione e si manifesta attraverso modalità di vario genere, a volte di segno opposto. Come i giornali che scelgono di abbandonare per sempre le rotative. La chiusura di riviste nate sulla Rete. O la continua nascita di testate internet locali, legate al territorio sia nei contenuti delle news, sia nei mezzi di sostentamento: la pubblicità. In nome di questa, giornali e web, si combattono, fanno pace e anche ‘cartello’, suscitando l’attenzione delle Autorità antitrust.
Strategie e alleanze
È negli Usa che si gioca, tra old e new media, la partita più grossa per la sopravvivenza. Qui non ci sono sovvenzioni pubbliche per la stampa e la crisi economica si manifesta anche nella riduzione degli investimenti pubblicitari. Mentre i guru di internet e qualche magnate prevedono la fine dell’inchiostro su carta. Ad esempio Steve Ballmer, CEO di Microsoft, il quale ha detto al Washington Post che la stampa morirà entro dieci anni. Più cauto, per ovvi motivi, Rupert Murdoch, che al suo Wall Street Journal – e agli altri giornali – dà ancora vent’anni di vita. (continua…)