Sul Web è argomento di discussione e interrogativi. Conosciuto da poco tempo dagli internauti italiani, Quora, il social network ancora in cerca di una vera definizione, fa parlare molto di sé. Nato da un’intuizione di Adam d’Angelo, (ex chief technology officer di Facebook), questa nuova “realtà 2.0” trova il suo punto di forza sulle domande formulate dagli utenti. Ciascun registrato può infatti scrivere un quesito su un argomento che vuole approfondire e chiunque può rispondere. Una via di mezzo tra un forum – in quanto le domande generano discussioni – e un aggregatore di interrogativi, questa nuova piattaforma, dopo pochi mesi, vanta gli interventi di alcuni volti noti come Bret Taylor, tra i fondatori di Friendfeed, chiamato in causa a spiegare perché in America, il social network da lui progettato sta “perdendo quota”. Al contrario di Yahoo Answers o LinkedIn Anwers, Quora si definisce come «un insieme in continuo miglioramento di domande e risposte, creato, curato e organizzato dai suoi stessi utilizzatori». Una sorta di ecosistema che per sopravvivere non ha bisogno di altro al di fuori degli utenti/consumatori. Insomma, è la forza del crowdsourcing che permette di superare le tradizionali fonti della conoscenza, utilizzando i contenuti generati dalla community.
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Secondo l’ultima ricerca di Cohn & Wolfe, realizzata con il supporto tecnico di Lightspeed Research, gli utenti italiani vorrebbero una presenza di maggior qualità delle aziende nel luoghi del Web 2.0. Lo studio, condotto su oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni, rivela come per l’83% degli internauti i marchi dovrebbero sviluppare nuove modalità di interazione con i propri clienti. Quasi l’80% degli intervistati ritiene opportuna una presenza attiva e coinvolgente nei social media, sottolineando come non basti essere presenti, aprire profili e occupare un territorio virtuale. Ciò che serve è interazione e coinvolgimento, in una parola, “prossimità”.
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Anything, anywhere, anytime: è questa l’essenza dell’evoluzione subita dalla Rete e il suo impatto sulle forme di comunicazione. Grazie allo sviluppo di nuove tecnologie che consentono lo scambio di qualsiasi contenuto, attraverso qualunque piattaforma e in ogni momento, la Rete entra nell’era della partecipazione e della condivisione di massa, e impone alle organizzazioni un nuovo modo di comunicare: la presenza diffusa in Rete.
Una presenza non solo identificabile in un sito o un portale, ma idealmente individuabile in ogni punto della Rete nel quale si raggruppano e comunicano i target di riferimento. Caratterizzata non da una comunicazione unidirezionale, come già avviene nella pubblicità on line, ma da una presenza dialogante che si avvale di singoli “portavoce” (che intervengono in blog, forum e comunità), e di veri e propri “avamposti” all’interno dei social media. Una presenza, infine, non caotica né casuale, ma frutto di una coerente strategia di posizionamento dell’immagine nel Web e di un insieme coordinato di linee di azione operative. (continua…)