Rispetto agli Stati Uniti rimaniamo molti passi indietro nella ricerca delle notizie sul web, preferendo i mezzi tradizionali come la tv. Siamo però simili agli americani nel modo di navigare. È quanto emerge dalla ricerca “Le news e gli italiani: dalla carta stampata, alla rete, al mobile” condotta da LaRica, il laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata dell’Università di Urbino.
Dall’indagine – che ha offerto una panoramica delle principali fonti di informazione degli italiani, delle loro preferenze e comportamenti in relazione al mondo dei media – risulta che ancora oggi, sono i media tradizionali a dominare la scena italiana. La televisione si afferma il mezzo di informazione più utilizzato (90,8%) e quello considerato più influente nella formazione delle opinioni (62,1%). (continua…)
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Quanto tempo è passato dalla nascita delle prime radio libere? Quelle raccontate, per esempio, da Ligabue in “Radiofreccia” oppure da Marco Tullio Giordana ne “I cento passi”. Erano i tempi dell’analogico, delle frequenze clandestine e delle radio locali, il cui segnale si poteva ascoltare solo a pochi chilometri di distanza.
Negli anni Novanta, all’apice del successo delle radio commerciali, quale giovane adolescente non sognava di diventare deejay? Decidere la playlist di canzoni da trasmettere, parlare al microfono e magari interagire con gli spettatori che chiamavano in trasmissione: oggi Il web e la tecnologia dello streaming hanno trasformato questo sogno in realtà e lo hanno reso alla portata di tutti.
In principio erano le web radio, nate verso il 1995 ma che, anche per le infinite questioni legate ai diritti d’autore, hanno iniziato a diffondersi solo dopo il 2000 (e in Italia con ancora più ritardo). Per creare una web radio non occorre molto: basta un buon PC, una normale scheda audio, un microfono e una cuffietta e un bel repertorio di musica in mp3. Il software necessario per iniziare a trasmettere, Shout Cast per esempio, si reperisce gratuitamente.
(continua…)
Una community on line non dura per sempre: dopo aver raggiunto l’apice del successo generalmente inizia il suo declino. Alcune spariscono senza quasi lasciare traccia, altre rimangono attive ma senza l’appeal di una volta. È sempre andata così nella storia di Internet: prima è toccato alle Bullettin Board System (BBS), poi ai Newsgroup e ai Forum, alle chatroom della rete IRC (ah, caro vecchio Mirc! ndr) e adesso ai social network. Aggiungerei anche Second Life, dove si scriveva di meno e ci si muoveva di più, ma in fondo si trattava sempre di una grande comunità on line, un immenso spazio di aggregazione da vivere in 3D. Il destino delle community potrebbe essere paragonato a quello delle discoteche cult, tipo lo Studio54: diventano famose e per diversi anni tutti sgomitano per entrarci ma dopo un po’ perdono attrattiva, le persone si spostano altrove in spazi più belli e nuovi, e quelli che restano sono gruppi di nostalgici e fedelissimi.
(continua…)
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