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google_facebookUna community on line non dura per sempre: dopo aver raggiunto l’apice del successo generalmente inizia il suo declino. Alcune spariscono senza quasi lasciare traccia, altre rimangono attive ma senza l’appeal di una volta. È sempre andata così nella storia di Internet: prima è toccato alle Bullettin Board System (BBS), poi ai Newsgroup e ai Forum, alle chatroom della rete IRC (ah, caro vecchio Mirc! ndr) e adesso ai social network. Aggiungerei anche Second Life, dove si scriveva di meno e ci si muoveva di più, ma in fondo si trattava sempre di una grande comunità on line, un immenso spazio di aggregazione da vivere in 3D. Il destino delle community potrebbe essere paragonato a quello delle discoteche cult, tipo lo Studio54: diventano famose e per diversi anni tutti sgomitano per entrarci ma dopo un po’ perdono attrattiva, le persone si spostano altrove in spazi più belli e nuovi, e quelli che restano sono gruppi di nostalgici e fedelissimi.

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I social network “tradizionali”, vale a dire web-based, non sono più una novità del mondo digitale. Come già analizzato in alcuni post precedenti, realtà come Facebook o Myspace sono in continua crescita, in Italia come nel resto del mondo.

Quello che sta cambiando sempre più rapidamente è il modo in cui gli utenti fruiscono e accedono ai social network. La possibilità di aggiornare il proprio profilo in qualsiasi momento, sentirsi connessi sempre e ovunque con la propria rete di amicizie stanno determinando, infatti, uno spostamento dell’utenza verso il mobile social networking, ovvero l’utilizzo delle reti sociali attraverso il cellulare o altri dispositivi portatili.
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L’alternarsi dell’esperienza di gioco tra una dimensione pubblica e una privata caratterizza da sempre l’evoluzione dei videogiochi e ne condiziona al tempo stesso le modalità di fruizione. La sempre più massiccia diffusione di Internet e il conseguente incremento del gioco online, per esempio, hanno aperto nuove frontiere nel settore del gaming. E generato forme videoludiche ibride, capaci di sintetizzare elementi di socialità – seppure in una forma “mediata”- tipici della dimensione pubblica in contesti di fruizione domestica.
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