Microblog, feed rss, recaps su Youtube: i vari campi dell’industria culturale registrano la tendenza a fruire libri, film, musica, video come “snack”. Il consumo di questi prodotti è veloce e immediato: un minuto, un tweet, un click bastano per soddisfare la “fame di contenuto” e il Web si trasforma in un perfetto “distributore automatico”.
La dieta mediale è caratterizzata da un’offerta culturale sempre più ricca con lo scopo di rispondere in modo differenziato ai bisogni di un pubblico eterogeneo. Questo tipo di approccio ai contenuti sembra essere dettato da un atteggiamento compulsivo, frammentario, ben lontano dall’idea di linearità e sembra essere una pura espressione della frenesia della vita quotidiana. Il poco tempo libero a disposizione ci costringe a ritagliare tanti piccoli spazi da impiegare con attività diverse: il risultato è un patchwork di contenuti di varia natura, testuale e multimediale.
(continua…)
I video non pagano, questa è la dura lezione della Rete. Dal 2005 ad oggi le produzioni di alto e basso profilo hanno inondato il Web, un’offerta scriteriata e senza ritorno economico.
I piccoli e grandi produttori americani ne stanno pagando le conseguenze: chiudono canali e vengono ridimensionati siti di produzioni. Monetizzare i propri contenuti video non è impossibile, ma è senz’altro difficile vista la crisi del settore. Necessaria una sensibilità nuova, vicina alle micro-tendenze che nel giro di poco tempo si affermano nella Rete.
Applicare modelli di business nati e sviluppati per altri media è il primo passo verso il fallimento. La DotComedy di NBC, La Stage9 di Disney non appena terminati gli investimenti iniziali non sono state in grado di generare un’audience valida per il loro prodotto. Parecchi di questi canali chiuderanno nei prossimi mesi dando il via ad una profonda revisione dell’utilizzo del video nella Rete, da parte dei produttori e dell’utenza.
(continua…)
14/07/2009 di Leonardo Romei
“Fai conoscere la tua ricerca” è l’invito rivolto su SciVee agli studiosi di tutto il mondo. Fino a qui niente di nuovo rispetto alla tradizione del mondo accademico, ma il testo che presenta il sito sui motori di ricerca continua: “…attraverso video, pubcasts e postercasts”. Gli studiosi sono dunque invitati a realizzare in proprio e poi caricare sul portale, video in cui presentano i risultati del proprio lavoro o forme ibride di comunicazione, pubcast e postercast, in cui audio e video sono abbinati a testi scritti. I pubcast sono “la combinazione di un articolo scientifico pubblicato e di una presentazione audio e video” (SciVee – About), un postercast è la “combinazione di un poster scientifico con una presentazione audio o video”.
Come è facile intuire si tratta di due forme testuali che si sviluppano a partire dalla pratica della comunicazione scientifica in seminari e convegni, in cui i ricercatori sintetizzano il loro lavoro e ne evidenziano i punti più rilevanti attraverso l’ausilio di slide con citazioni, grafici, immagini. L’interesse però sta nel fatto che non si tratta semplicemente di riprese video di interventi ma di ipertesti multimediali in cui sono gli stessi ricercatori a mixare e combinare segmenti video o audio con porzioni del testo scritto o immagini. Ipertesti che poi possono essere commentati, taggati, categorizzati dagli utenti che costituiscono la comunità scientifica di SciVee. (continua…)