Come da tradizione, You Tube ha stilato la classifica dei video più visti nello scorso anno solare. Il 2011 si è configurato come l’anno dei record: un trilione di visualizzazioni totali dalla sua nascita. Come se ogni persona vivente sulla terra avesse visto in media 140 video durante l’anno.
Per stilare questa Top Ten sono stati considerati il numero di visualizzazioni globali per ciascun video e, in alcuni casi, sono stati sommati il numero di visualizzazioni delle diverse versioni dello stesso filmato. E tra videoclip musicali, danzatori dilettanti, cantanti in erba e bambini prodigio, emergono loro: gli spot pubblicitari. Difficile da credere ma è così.
(continua…)
 |
Comments Off |
 |
Un uomo perde la memoria dopo essere stato scaraventato fuori da una macchina a Bangkok. In 9 episodi pieni di adrenalina e azione, il protagonista cerca di ricordare il suo passato attraverso flashback, incontri pericolosi e utilizzando il suo cellulare. L’ultima serie di Hollywood? No, un esempio di advertainment lanciato dalla Sony Ericsson per promuovere un modello di smartphone.
Che cos’è l’advertainment ? É un ibrido fra advertisement ed entertainment, ovvero fra pubblicità e intrattenimento. Il termine venne coniato qualche decennio fa, quando stazioni radiofoniche e televisive iniziarono a sperimentare nuovi modi per evitare che l’audience cambiasse canale durante gli spot commerciali.
Ma questo esperimento si è sviluppato e confermato come una nuova forma di comunicazione pubblicitaria con l’avvento di Internet e dei social media. A pensarla così è sicuramente Agustìn Medina, esperto di marketing ed ex direttore creativo della McCann-Erickson, sostenendo che ormai nessuna azienda può pensare a una strategia di comunicazione senza contemplare l’utilizzo delle reti sociali, della telefonia mobile e delle tecniche come l’advertainment. (continua…)
L’ultimo a far parlare di sé è stato il video di Charlie. Un bambino americano di pochi mesi diventato celebre grazie al breve filmato in cui, ripreso dal padre, morde il dito del suo fratellino sempre più intensamente fino a farlo piangere, per poi sciogliersi in una gran risata.
“Charlie Bit me” non raggiunge il minuto di durata, ma su Youtube è stato visto 177 milioni di volte, è stato postato 5.861 volte, ha poi totalizzato: 6,455 tweet, 330 mila commenti e 201 mila Facebook share.
Sono i video virali: filmati di pochi secondi, girati con videocamere, fotocamere o direttamente con il cellulare, che attraverso l’effetto “Wow” (l’effetto sorpresa), stupiscono, incuriosiscono, divertono l’utente a tal punto da mettere in moto rumorosi passaparola che non conoscono confini in termini di piattaforme sociali.
(continua…)
 |
Comments Off |
 |
21/11/2008 di Luana Andreoni
Le campagne di stickering sono da sempre considerate una delle soluzioni più economiche per ottenere brand awareness in modo intensivo e capillare. Una strategia che ha portato a un inaspettato e clamoroso successo numerosi marchi, come A-Style, oggi brand leader dell’abbigliamento, nato proprio da un adesivo fortemente “equivoco” che ha spopolato a lungo in ogni angolo delle città italiane ed europee.
Negli ultimi tempi, però, il numero di adesivi che tappezzano le strade è aumentato in maniera notevole, a causa dell’utilizzo massiccio che ne fanno aziende, attivisti e artisti. Muri, lampioni, vetrine, autobus e metropolitane ne sono invasi. In un simile contesto di sovraffollamento ed omologazione, raggiungere la massa critica per ottenere la visibilità desiderata diventa un obiettivo sempre più complesso, rispetto al quale entrano in gioco numerose variabili.
Una delle più importanti, relative alle visibilità dello sticker, è senza dubbio la permanenza, ossia la resistenza fisica dell’adesivo al difficile contesto urbano. Agenti atmosferici, smog e nuove affissioni sono pericoli sempre incombenti. Per non parlare della difficoltà di rimozione degli adesivi vecchi, che ha portato più di un’amministrazione comunale ad avversare questa pratica di marketing, stabilendo sanzioni pecuniarie per chi “imbratta” gli spazi urbani. (continua…)
 |
Comments Off |
 |