Tag ‘Web 2.0’

BLOGLa Legal & General, una delle compagnie assicurative più importanti del Regno Unito, sta considerando la possibilità di aumentare i premi assicurativi per gli utenti dei social network. Motivo? La condivisione di certi dettagli personali online, come l’indirizzo di casa o l’annuncio di un viaggio che si sta per effettuare, è un invito a casa… per i ladri. Un tema già illustrato dal sito Please Rob Me che, mostrando i pericoli del ‘over-sharing’ di informazioni personali, promuove di fatto l’autotutela.

L’aggiornamento dello stato e la pubblicazione di foto sui social network può creare situazioni problematiche e imbarazzanti. Oltre alle storie di genitori angosciati nello scoprire la doppia vita dei loro figli, la voglia di condividere può colpire negativamente anche l’ambito lavorativo. Chi cerca lavoro deve stare attento a quello che pubblica su Facebook e Twitter. Infatti, cresce il numero di datori di lavoro che prima di fissare un colloquio danno un’occhiata al profilo del potenziale candidato. Lo stesso vale per chi il lavoro già ce l’ha.
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social_media_directorOggi che le  informazioni su prodotti e servizi sono veicolate in buona parte attraverso l’uso del social networking, e in particolare su piattaforme quali Facebook e Twitter, le imprese creano nuove posizioni lavorative dedicate ai social media. Figure come il “Social Media Director” o il “Social Media Specialist” stanno emergendo con forza sul mercato del lavoro. E se una piccola impresa potrebbe non essere in grado di assorbire il costo di una risorsa dedicata a tale attività, le grandi realtà commerciali si mostrano invece disposte a investire parte del budget di comunicazione in questa nuova forma di marketing. Il monitoraggio della web reputation e l’implementazione di strategie correlate sono infatti considerate fondamentali, in quanto in grado di incidere direttamente sui profitti dell’azienda.

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Iran22In questa intervista, Mehdi racconta come usano gli iraniani Internet: per comunicare e superare la censura alla parola libertà. Mehdi è in Italia da quasi dieci anni. Ne ha trenta e non appena può torna in Iran, il paese dove è nato e cresciuto. La sua famiglia vive lì, nella capitale. Nei giorni degli scontri di Teheran ha preso parte anche lui alla grande manifestazione contro la rielezione di Ahmadinejiad. È stato parte dell’onda verde, il movimento di protesta che prende il nome dal colore del fazzoletto che Mousavi indossa sempre, perché discendente di Maometto.

Anche lui camminava a metà giugno tra la folla, in mezzo a migliaia e migliaia di giovani, donne con i loro bambini e anziani: tutti insieme per dire basta alla dittatura, a un governo che si comporta quotidianamente come il più violento dei regimi. Il suo racconto inizia con la parola “sorpresa”. Quella che ha provato vedendo tanta folla in piazza Azadi (in persiano, Libertà). “Mi sono chiesto come fossero riusciti a organizzare una manifestazione così imponente. Non sono stati utilizzati i media ufficiali, tutto è avvenuto con il passaparola”. (continua…)