Un uomo perde la memoria dopo essere stato scaraventato fuori da una macchina a Bangkok. In 9 episodi pieni di adrenalina e azione, il protagonista cerca di ricordare il suo passato attraverso flashback, incontri pericolosi e utilizzando il suo cellulare. L’ultima serie di Hollywood? No, un esempio di advertainment lanciato dalla Sony Ericsson per promuovere un modello di smartphone.
Che cos’è l’advertainment ? É un ibrido fra advertisement ed entertainment, ovvero fra pubblicità e intrattenimento. Il termine venne coniato qualche decennio fa, quando stazioni radiofoniche e televisive iniziarono a sperimentare nuovi modi per evitare che l’audience cambiasse canale durante gli spot commerciali.
Ma questo esperimento si è sviluppato e confermato come una nuova forma di comunicazione pubblicitaria con l’avvento di Internet e dei social media. A pensarla così è sicuramente Agustìn Medina, esperto di marketing ed ex direttore creativo della McCann-Erickson, sostenendo che ormai nessuna azienda può pensare a una strategia di comunicazione senza contemplare l’utilizzo delle reti sociali, della telefonia mobile e delle tecniche come l’advertainment. (continua…)
Secondo l’ultima ricerca di Cohn & Wolfe, realizzata con il supporto tecnico di Lightspeed Research, gli utenti italiani vorrebbero una presenza di maggior qualità delle aziende nel luoghi del Web 2.0. Lo studio, condotto su oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni, rivela come per l’83% degli internauti i marchi dovrebbero sviluppare nuove modalità di interazione con i propri clienti. Quasi l’80% degli intervistati ritiene opportuna una presenza attiva e coinvolgente nei social media, sottolineando come non basti essere presenti, aprire profili e occupare un territorio virtuale. Ciò che serve è interazione e coinvolgimento, in una parola, “prossimità”.
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La Legal & General, una delle compagnie assicurative più importanti del Regno Unito, sta considerando la possibilità di aumentare i premi assicurativi per gli utenti dei social network. Motivo? La condivisione di certi dettagli personali online, come l’indirizzo di casa o l’annuncio di un viaggio che si sta per effettuare, è un invito a casa… per i ladri. Un tema già illustrato dal sito Please Rob Me che, mostrando i pericoli del ‘over-sharing’ di informazioni personali, promuove di fatto l’autotutela.
L’aggiornamento dello stato e la pubblicazione di foto sui social network può creare situazioni problematiche e imbarazzanti. Oltre alle storie di genitori angosciati nello scoprire la doppia vita dei loro figli, la voglia di condividere può colpire negativamente anche l’ambito lavorativo. Chi cerca lavoro deve stare attento a quello che pubblica su Facebook e Twitter. Infatti, cresce il numero di datori di lavoro che prima di fissare un colloquio danno un’occhiata al profilo del potenziale candidato. Lo stesso vale per chi il lavoro già ce l’ha.
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