
Tag cloud del testo di questo post
Anche la Rete è suscettibile alle mode. Una delle più seguite negli ultimi tempi consiste nel disseminare blog, siti e portali di tag cloud, una forma di visualizzazione dei dati che mostra un gruppo di parole di grandezza differente.
I tag più usati hanno un font più grande, quelli meno usati un font più piccolo. Lo scopo è dunque quello di pesare la grandezza delle parole in base alla loro frequenza, in modo da visualizzare, colpo d’occhio, quali tag vadano per la maggiore . Oltre alla grandezza, le parole possono essere organizzate in ordine alfabetico, per similarità semantica, oppure casualmente. Le voci sono di solito link che portano ad un elenco di oggetti collegati a quella voce.
Non si sa di preciso chi abbia inventato questo sistema. Secondo la versione inglese di Wikipedia il primo ad utilizzare le tag cloud è stato lo scrittore canadese Douglas Coupland nei cosiddetti “subconscious files” del suo romanzo Microservi, ma la pagina in questione non è più raggiungibile. (continua…)

Dopo Facebook, Twitter, FriendFeeld & co., approdano sul Web i social network dedicati ai viaggiatori. Sintomo di una crescente insofferenza verso un sistema di mercato, quello delle agenzie tradizionali, ormai superato e basato su messaggi pubblicitari spesso lontani dalla realtà. Non c’è dubbio che Internet e un numero crescente di iniziative online, dedicate a chi vuole organizzare le vacanze in totale libertà, sfruttando amicizie e reti di conoscenze per raccogliere informazioni attendibili, consentono agli utenti di aggirare quasi completamente il ricorso a intermediari. 

