Per un uso responsabile dei Social Network

joga_no_googleQuanto valgono le informazioni che ogni giorno vengono pubblicate dagli utenti dei social network? E quanto possono incidere sulla vita reale, al di fuori di Internet? Tutto ciò che condividiamo in Rete ha un “peso” maggiore di quello che si crede. Consideriamo, per esempio, l’eco che ha avuto in Italia il caso del gruppo anti-Berlusconi su Facebook. Uno tra i tanti che ogni giorno vengono aperti sul noto social network, ma dal titolo inquietante: “Uccidiamo Berlusconi”.

In seguito il suo fondatore ammetterà che si trattava solo di una provocazione, sufficiente, tuttavia, ad alzare un vespaio sull’uso diffamatorio di Internet e addirittura per parlare di Facebook come mezzo di reclutamento per terroristi. Risultato: gruppo chiuso e probabili guai giudiziari per il fondatore. Ma questo non è che l’ultimo di una serie di casi che hanno sollevato la questione su come comportarsi su Internet e su cosa sia giusto rendere pubblico.

Se si scorre all’indietro la storia delle comunità virtuali, infatti, si possono incontrare una serie di episodi controversi riguardanti la Rete, la libertà di espressione e l’uso – a volte abuso – che ne fanno gli utenti.

Il dibattito sulla responsabilità delle affermazioni che vengono lasciate on line è nata con le Bullettin Board System (BBS) e si è amplificata successivamente con il boom dei Forum e dei Newsgroup. Ancora oggi, cercando con Google Gruppi, si possono ritrovare casi di “flame” (discussioni sfociate in insulti e minacce) che da virtuali sono diventati reali, con tanto di denunce alla polizia postale. Ma erano tempi in cui quello che veniva scritto su un forum spesso non varcava i confini di Internet. Se qualcuno insultava pesantemente un politico, ad esempio, molto difficilmente quest’ultimo veniva a saperlo. Le liti coinvolgevano, generalmente, solo gli abituali frequentatori delle piazze telematiche.

L’arrivo e la diffusione dei blog ha segnato un cambiamento radicale, perché questo strumento, nato come taccuino o diario personale, è diventato rapidamente la forma di comunicazione privilegiata per diffondere in Rete qualunque tipo di opinione personale. I contenuti postati sui blog hanno cominciato a essere citati dai giornali, dai servizi dei Tg e alcuni blogger sono diventati dei veri opinion leader. Impossibile non prenderli sul serio. Alcuni di loro si sono visti recapitare querele e denunce per avere attaccato senza mezzi termini personaggi politici o presentatori tv.

L’equivoco in cui spesso si cadeva – e si continua a cadere – è in parte legato alla possibilità offerta da Internet di celarsi dietro identità fittizie, gli alias, semplicemente cambiando il nickname. Ma anche i più ingenui sanno che questo non è sufficiente per mettersi al riparo dai tanti pericoli della Rete. Una situazione ancora più evidente se si prende l’esempio di Facebook dove, per natura stessa del social network, ognuno si registra con nome e cognome reali e pubblica con disinvoltura informazioni sulla propria vita o le preferenze politiche e ideologiche. In un periodo in cui si parla tanto di difesa della privacy potrebbe apparire un controsenso.

Il fatto è che Facebook ha avuto il pregio di far entrare in Internet un’ampia fascia di persone che non hanno familiarità la Rete. Per loro, il social network di Mark Zuckerberg ha rappresentato un approdo tranquillo, un ambiente fatto di persone conosciute, quindi rassicurante, e facile da navigare. In realtà si tratta di una dimensione di illusoria familiarità in cui, specialmente gli internauti più giovani o meno esperti, tendono a fidarsi un po’ troppo pensando che tutto ciò che scrivono rimanga confinato tra le quattro mura virtuali.

La soluzione non è ovviamente demonizzare i social network, piuttosto impegnarsi da una parte alla difesa della libertà di opinione e contemporaneamente promuovere un uso responsabile dei social network. Sono molte le iniziative in Rete per orientare l’utente poco esperto all’utilizzo di siti come Facebook e Twitter.

Seguire la netiquette, ovvero quella serie di regole “non scritte” per una pacifica e tranquilla convivenza è buon punto di partenza: forse la guida più autorevole e completa in circolazione è quella di Tamar Weinberg, autrice del libro “The New Community Role” (2009). Molto originale è l’iniziativa di una coppia di musiciste brasiliane, salite alla ribalta con un pezzo proprio sui social network. Ana Elisa e Mariana, questo il nome delle due artiste, sono state testimonial di una campagna di informazione indirizzata a un pubblico di giovanissimi e promossa attraverso Orkut (la rete sociale più usata in Brasile), il sito del portale O Globo e pubblicata anche su Wired. In Italia, va invece segnalata la diffusione da parte del Garante della privacy di un opuscolo che informa su come tutelare la propria privacy ai tempi di Facebook, MySpace & Co e difendere la propria reputazione, l’ambiente di lavoro, gli amici, la famiglia, da spiacevoli inconvenienti che potrebbero essere causati da un utilizzo incauto o improprio degli strumenti offerti dalle reti sociali.

Stefano