Scrupoloso, metodico, concreto. Con lui lasciate stare l’aria fritta, i minuetti, le chiacchiere a tempo perso: non è roba per lui. Silenzioso per giornate intere, può sciogliere la lingua come un instancabile cavallo nella prateria se l’argomento lo “sconfinfera” e, soprattutto, lo diverte.
Siciliano di origine, ma milanese di formazione e di efficienza, il nostro Rosario (detto Saro) è professionista “di sostanza”. Cresciuto alla scuola del ‘cartaceo’ – ovvero nelle redazioni giornalistiche dove parole come carta stampata, refuso, menabò e giustezza hanno ancora un senso letterario – Saro è macinatore indefesso di dati, numeri e chilometri. Ciò che per qualcuno può sembrare un’impresa impossibile (avete mai trasformato in articolo leggibile il comunicato stampa di un bilancio aziendale?), per lui è una piacevole passeggiata in riva al mare. Come direbbe un illustre conterraneo, a ciascuno il suo.
Prudente, osservatore, puntiglioso nei gesti che dicono più di mille parole, Saro si concede qualche libertà per la gioia dei biografi. Con la bicicletta, ad esempio, ingaggia sfide all’ultimo falsopiano con i tram che sfrecciano sul Gran Premio del Policlinico. Altri sfizi si annotano sul versante culinario: dopo settimane di frutta a pranzo, descrivetegli un pollo arrosto in 300 battute e vi seguirà a piedi, forchetta alla mano mancina, attraverso mezza Roma.
Ma la pazienza del ragno non è infinita e i suoi cabasisi (in media una volta a trimestre) vorticano e lapillano come l’Etna al tramonto. Allora fate il giro largo, non lo murritiate per qualche ora e lui tornerà sbollito come un’aragosta nel piatto di ceramica. Montal-Saro sono.
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