Come la tecnologia può migliorare la vita dei migranti

Iris scanner

 

Immaginate un campo rifugiati fondato sui bitcoin, vivibile a 360 gradi grazie a video e realtà virtuale. Non è il futuro. Sta già succedendo.

La crisi dei migranti ha raggiunto proporzioni che il mondo non vedeva da anni. Dagli spostamenti del popolo siriano, durati decenni, ai barconi diretti verso i confini europei che raggiungono la costa del Mediterraneo dopo aver attraversato la rotta marittima con il tasso di mortalità più alto del pianeta; e, più recentemente, la débacle ai confini del sud degli Stati Uniti, con l’arrivo di migliaia di richiedenti asilo e le loro famiglie. In tutto il mondo, persone in fuga da povertà, violenza e guerre sono state costrette ad abbandonare le proprie case, spesso lasciandosi alle spalle tutto quello che possedevano.

Secondo recenti statistiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ci sono attualmente oltre 68 milioni di sfollati, di cui 25,4 milioni sono rifugiati. Anche se i programmi di reinsediamento sono attivi in molti paesi, la realtà che queste persone si trovano ad affrontare nella loro ricerca di una nuova vita è tutt’altro che facile. Tuttavia, grazie alla tecnologia, le cose potrebbero cambiare.

Al giorno d’oggi, i governi e le organizzazioni umanitarie hanno migliorato la loro gestione e le comunicazioni grazie a sistemi all’avanguardia. Per non parlare dei vantaggi che internet ha portato alle raccolte fondi in termini di efficienza e pubblico coinvolto, attraverso crowdfunding, siti web e strumenti per le donazioni su social media come Facebook. Ma l’impatto della tecnologia non si ferma qui. L’aiuto ha molte applicazioni diverse ed è fornito anche in altri modi: per esempio, dando voce a chi non ha voce.

A giugno, gli utenti potevano collegarsi e osservare la vita di un rifugiato da un punto di vista totalmente diverso grazie a TEDxKakumaCamp. L’iniziativa è stata lanciata dall’organizzazione TED Conferences – molto nota per i suoi eventi e video che raggiungono milioni di spettatori. I relatori includevano attuali ed ex rifugiati del Kakuma Camp, intellettuali, professori, artisti e attivisti. È stato il primo discorso ad arrivare da una tenda all’interno di un campo rifugiati. Il tema dell’evento, Thrive (Prosperare), non era incentrato sui sentimenti negativi associati ai rifugiati, ma su storie che esaltavano la capacità di ripresa, la comunità e la collaborazione – supportando il pensiero dell’organizzazione: “i migranti a cui diamo una possibilità possono dare vita a un futuro pacifico e tollerante nel mondo”.

Un progetto simile è stato sviluppato dalle Nazioni Unite nel 2015. Ha consentito a persone da tutto il mondo di vedere letteralmente attraverso gli occhi di una ragazzina di 12 anni che vive nel campo Za’atari in Giordania, dove sono ospitati oltre 100.000 siriani costretti a fuggire dalla guerra. Il progetto Clouds Over Sidra si basa su realtà virtuale e video che permettono agli utenti di vivere una giornata all’interno del campo, e ha l’obiettivo di generare empatia e nuove prospettive per chi vive in condizioni di vulnerabilità. Dal lancio, è stato tradotto in 15 lingue diverse ed è stato proiettato in 40 paesi diversi.

La realtà virtuale non è l’unica tecnologia usata in questo campo. Dal 2017, Za’atari è diventato un modello per altre strutture di reinsediamento simili, grazie al suo uso avanzato della tecnologia blockchain per gli aiuti umanitari. Building Blocks è il sistema sviluppato dal World Food Program che aiuta l’organizzazione a distribuire assistenza alimentare in Giordania, con lo scopo di raggiungere mezzo milione di rifugiati nel paese entro il 2018. Questa rivoluzionaria idea è nata dall’esigenza di risparmiare denaro – evitando spese di transazione non necessarie che possono invece sfamare i più bisognosi – ma si è evoluta in un sistema sofisticato che sta restituendo un’identità digitale ai suoi beneficiari. Con Building Blocks, i rifugiati accedono al database delle Nazioni Unite collegato alla blockchain tramite la scansione dell’iride, e partecipano ad attività quotidiane come fare la spesa in modo sicuro e senza bisogno di moneta fisica. La speranza è che un giorno questa tecnologia si diffonda a sufficienza in modo che  governi,  banche e  aziende possano integrarla ai loro modelli, consentendo ai rifugiati di tutto il mondo di contribuire regolarmente all’economia.

Questo stesso obiettivo è condiviso da una start-up che ha creato un’app mobile per fornire assistenza e opportunità ai nuovi migranti  appena arrivati in Italia, diventata ormai un punto focale per la crisi europea. Nata dalla necessità di affrontare la mancanza di informazioni, coinvolgimento e opportunità, Mygrants aiuta le persone a entrare in una community che fornisce una guida per la richiesta di asilo, formazione per acquisire competenze specifiche e la possibilità di applicarle, trovando supporto per intraprendere attività economiche.

Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come l’immenso potere della tecnologia possa essere sfruttato per risolvere i problemi sociali più urgenti in questo momento storico. Sarà interessante vedere cosa accadrà dopo, e le applicazioni positive per un settore che si muove più velocemente che mai.    

Vanessa Cervini

Vanessa Cervini

Content editor multilingua, ama promuovere online idee che abbiano un impatto positivo, basate su pensiero strategico e idee creative. Lingue: inglese, spagnolo, italiano, cinese