Il secondo appuntamento di Spazi Sensibili a cura di Cultur-e e Loft Canova, dal titolo “Il Museo ecosistema”,  è dedicato al museo nelle sue molteplici dimensioni: istituzione, spazio pubblico, dispositivo relazionale e progetto diffuso. Un luogo in continua evoluzione, che non si esaurisce nello spazio fisico, ma si estende, si ibrida, entra in dialogo con la città, le comunità e i territori, fino a ridefinire il proprio perimetro e la propria funzione.

Al centro della riflessione, l’avvenuto passaggio del museo da luogo di visita tradizionalmente inteso, vocato alla produzione culturale, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio, a museo come “esperienza”, chiamato a farsi spazio di attivazione, laboratorio di cittadinanza, luogo della sperimentazione e dell’innovazione

Oggi il museo si fa ecosistema dai confini sempre più permeabili, oltre la dimensione fisica e quella digitale, per evolversi in un sistema di relazioni aperto e dinamico. Ed è proprio nella sua capacità di stare in questa tensione tra lo stabilizzare e il trasformare, tra il custodire e l’aprire, che si generano nuove possibilità.

 

 

La discussione affronta dimensioni complementari. La dimensione dei Musei civici, chiamati oggi a ripensare il proprio rapporto con la cittadinanza attraverso modelli più accessibili, inclusivi e partecipativi. Non più luoghi percepiti come separati dalla vita quotidiana ma spazi capaci di entrare nelle pratiche culturali delle persone, rafforzando il legame tra patrimonio, welfare culturale e diritto alla città. Da qui l’importanza del progetto museografico in quanto dispositivo narrativo che mette in relazione spazio, opere e persone, costruendo esperienze in cui architettura e patrimonio dialogano continuamente e ridefiniscono il modo in cui il visitatore attraversa, interpreta e vive il museo.

La dimensione delle esperienze museali nelle periferie urbane, dove il museo – anche per il tramite dell’arte – partecipa alla costruzione stessa della città, configurandosi come uno spazio plurale e partecipato, attraversato dalle differenze e aperto alle novità, volto a rompere la contrapposizione tra centro e aree marginalizzate, tra alto e basso. 

Infine, la dimensione dei borghi e dei territori ai margini dove si afferma l’esperienza del museo diffuso. Percorsi concreti di rigenerazione che valorizzano le stratificazioni culturali e la memoria dei luoghi attraverso pratiche condivise e interventi site specific.

Sono le dimensioni che ridefiniscono il significato del museo oggi, intercettando nuovi bisogni, esigenze di innovazione, criticità strutturali e inedite forme di partecipazione, sollecitando le istituzioni nel tradurre questi modelli ed esperienze in politiche culturali e strumenti operativi, replicabili e sostenibili nel tempo.

 

Intervengono

Simone Capra | STARTT Studio di architettura e trasformazioni territoriali
Giorgio de Finis | Museo delle periferie e MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz
Ilaria Miarelli Mariani | Direzione Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina
Pasquale Piroso | Loft Canova e Biennale dello Stretto

Modera

Claudia Pecoraro | Museologa e curatrice


INFO

Quando: 11 giugno – ore 18

Dove: Via delle Colonnette, 26/A – Roma

Con aperitivo di networking

Ingresso libero

Un brand che realizza occhiali lavora ogni giorno sulla visione. Ma cosa succede quando quella visione non riguarda solo un prodotto eccellente, bensì le persone?
Per Marcolin, player globale dell’eyewear, tutto è partito da una riflessione: spostare il fuoco da ciò che si indossa a chi lo rende possibile ogni giorno. 

In collaborazione con Arsenalia, abbiamo accompagnato l’azienda in un percorso di evoluzione culturale e strategica, trasformando l’Employer Branding in un dispositivo narrativo capace di far emergere ciò che spesso resta dietro le quinte: cultura, identità, senso di appartenenza.

L’obiettivo non era solo attrarre talenti, ma costruire un racconto autentico e valorizzante dentro e fuori l’organizzazione.

Contesto

Dal 1961, nel cuore delle Dolomiti, Marcolin rappresenta un’eccellenza nel design e nella produzione di occhialeria Made in Italy. Un brand globale, fondato su un equilibrio solido tra heritage, artigianalità e innovazione. Eppure, nella comunicazione interna, questo patrimonio rischiava di emergere solo in parte.

Il racconto aziendale continuava a privilegiare il prodotto, lasciando sullo sfondo il patrimonio più prezioso: le persone. Una distanza che, nel dialogo con le nuove generazioni — Gen Z e Millennials — diventava ancora più evidente.

Da qui è nata l’esigenza di un cambio di prospettiva: ridefinire l’Employer Value Proposition e costruire una narrazione capace di restituire centralità all’esperienza umana all’interno dell’azienda.

Attività

  • Scenario Mapping
  • SEO Analysis
  • WEB Reputation Analysis
  • Employer Branding Strategy
  • Customer Journey
  • Creative Campaign
  • Social Advocacy

Dalle lenti alle persone: una nuova prospettiva narrativa

Il progetto è partito dall’ascolto. Attraverso attività di Scenario Mapping, SEO Analysis e Web Reputation Analysis, abbiamo ricostruito il posizionamento di Marcolin in ambito Employer Branding intercettando aspettative, tensioni e desideri dei diversi target. 

Su queste premesse, abbiamo definito una solida Employer Branding Strategy costruita intorno a una nuova Employer Value Proposition fortemente radicata nel DNA del brand. Non un semplice slogan, ma un sistema narrativo capace di esprimere l’identità di Marcolin in modo più preciso, riconoscibile e soprattutto umano.

Il nuovo posizionamento si è tradotto in una Candidate Journey agile e intuitiva e in una Content Strategy pensata per attivare ogni canale, rendendo l’esperienza del brand realmente rilevante per le persone. 

 

Dall’interno verso l’esterno: la campagna come leva culturale

Il lancio della nuova EVP si è concretizzato nella prima campagna di comunicazione interna di Marcolin, puntando al coinvolgimento e all’identificazione.

Marcolin ha trasformato i propri spazi di lavoro in un’estensione del racconto: manifesti, locandine, video con messaggi chiave e call to action. Un intervento che ha portato all’attenzione  i valori del brand integrandoli a pieno titolo nella quotidianità aziendale.

Parallelamente, la campagna è stata estesa ai canali digitali — sul sito e su LinkedIn — trasformando tutta l’energia interna in una potente leva in chiave di talent attraction.

Le persone come motore del racconto

Per rendere questo passaggio strutturale e ancor più condiviso, abbiamo progettato il Brand Ambassador Program, un percorso che ha coinvolto un primo nucleo di Marcolin People, accompagnate con strumenti, formazione e linee guida per diventare voci attive del brand. Non semplici testimonial, ma interpreti credibili della propria cultura organizzativa. Un passaggio chiave per trasformare la comunicazione interna di Marcolin in relazione costruttiva tra brand e persone, e la relazione in reputazione.

Lo spazio di lavoro non può più essere solo funzionale. Deve essere identitario, generativo, capace di creare senso di appartenenza e relazioni profonde con il territorio.

È il messaggio emerso da “Abitare il brand“, il primo appuntamento di Spazi Sensibili, il progetto co-ideato da Cultur-e e Loft Canova dedicato all’evoluzione della progettazione degli spazi del lavoro, della cultura e della città. Il dibattito ha affrontato il tema del tramonto dell’azienda novecentesca — quella che si fonda sulla separazione fra il “dentro” e il “fuori” — e la necessità di abbracciare un nuovo paradigma: il design multidimensionale che considera le organizzazioni come ecosistemi aperti.

 

 

Oltre il welfare: ripensare l’organizzazione come organismo vivente

L’esplorazione è partita dai nuovi bisogni post-pandemici. Antonio di Stefano (Peoplerise) ha posto una domanda scomoda: il benessere dei lavoratori può ancora fondarsi su logiche individuali e opportunistiche? La risposta è no. In uno scenario sistemico segnato da una forte domanda di senso, l’organizzazione non può più essere considerata come un meccanismo che punta all’efficienza, ma deve essere pensata come un organismo vivente in continua evoluzione. Le imprese, come anche le istituzioni, hanno bisogno più di riti che di mezzi tecnici per essere vitali e generare interdipendenza e affinità tra le persone. E sono chiamate a esprimere una ragion d’essere e un’idea di futuro che devono guidare la realizzazione di spazi di lavoro capaci di generare ecosistemi.

 

La progettazione multidimensionale: l’ethos del brand diventa relazione

Portando il discorso sul design multidimensionale, Simona Battistella (Cultur-e) ha affermato la necessità di un cambio di paradigma nella progettazione degli spazi di lavoro. È necessario integrare fin dal principio la progettazione della dimensione fisica e virtuale (phygital design), con il disegno delle relazioni e le strategie di coinvolgimento della comunità sia interna che esterna (social & engagement design). Il risultato? La progettazione dello spazio di lavoro deve superare la concezione di “manifesto tridimensionale” che celebra l’identità del brand, e puntare alla creazione di ecosistemi di relazioni che si nutrono degli scambi fra “interno” ed “esterno”. Un esempio ne sono le tradizionali academy aziendali che evolvono in hub economico-culturali aperti alla comunità, o i musei aziendali che escono dai confini dell’organizzazione e diventano presidi culturali diffusi nel territorio.

 

Lo spazio di lavoro come borgo collaborativo: il caso Thesisquare

A partire dall’esperienza di Nemesi Architects, Susanna Tradati ha evidenziato il valore di una progettazione che supera la dimensione puramente funzionale per aprirsi al coinvolgimento del territorio locale. L’innovativo Campus realizzato per la Fondazione DIG421 di Thesisquare esemplifica come sia possibile realizzare un ecosistema capace di connettere business, servizi e spazi pubblici in dialogo con la comunità. Non più uffici verticali chiusi, ma un “borgo collaborativo” orizzontale, fortemente radicato nella cultura del territorio. La testimonianza in diretta di Marcella Brizio, Vicepresidente della Fondazione DIG421, ha poi chiarito come una committenza illuminata possa orientare lo spazio verso nuove forme di urbanità, dove il futuro del lavoro si ibrida con conoscenza e collettività.

 

La relazione fra impresa, spazio e comunità: una sfida collettiva

La discussione si è conclusa con una riflessione critica di Alfonso Femia (Atelier(s) Alfonso Femia) sul ruolo dell’architettura intesa come hardware che non può funzionare senza il suo software, ovvero l’attivazione dei processi identitari e culturali. E ha introdotto una differenza che fa riflettere: mentre chi lavora per un’azienda rischia di ripiegare nel verticismo, chi lavora per un’impresa si sente parte di una sfida collettiva orientata al futuro, mossa da desiderio e coraggio. Il progetto degli spazi di lavoro deve quindi nascere da una sfida che non può essere lasciata alla sola consapevolezza di una committenza illuminata, o essere piegata a logiche di budget prive di qualsiasi visione, ma deve evolvere in un nuovo metodo multidisciplinare che agisce fin dal principio con l’obiettivo di mettere nuovamente in relazione impresa, spazio e comunità. 

Il dibattito sollevato da “Abitare il brand” restituisce una visione chiara: il futuro dei luoghi di lavoro risiede nella loro capacità di contribuire a creare ecosistemi aperti e partecipati. Solo quando lo spazio smette di essere un semplice contenitore e diventa una leva di crescita identitaria, allora è in grado di alimentare la vitalità dell’organizzazione e di generare un impatto sociale e un valore collettivo duraturi.

 

Quando un ente rinnova le proprie strategie comunicative, non aggiorna solo linguaggi e strumenti, ma ridefinisce il proprio rapporto con le persone, rafforzando reputazione e prossimità.

Per INPGI – Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, abbiamo realizzato un progetto di comunicazione integrata pensato per accompagnare l’Ente in una fase di profonda trasformazione. L’obiettivo non era solo aggiornare il linguaggio e gli strumenti ma dare nuova forza alla sua voce pubblica, rafforzarne il posizionamento istituzionale e costruire una relazione più chiara, autorevole e contemporanea con giornalisti, stakeholder e cittadini. 

Strategia, identità visiva, contenuti, lancio e gestione continuativa dei canali social hanno dato vita a un ecosistema coerente, capace di tenere insieme memoria, identità e futuro. Un percorso culminato, nell’anno del centenario, in un racconto ancora più vivo e partecipato.

Contesto

Dal 1926 INPGI è il punto di riferimento per la previdenza e l’assistenza dei giornalisti italiani. Una missione storica di tutela sociale che oggi si confronta con una nuova sfida: parlare in modo più efficace, vicino e autorevole ai propri pubblici, in uno scenario in cui la comunicazione istituzionale è chiamata a essere sempre più accessibile, trasparente e riconoscibile. 

Da questa esigenza nasce un progetto strutturato, che ha preso il via con analisi di contesto, incontri e interviste ai referenti, fino alla definizione di una strategia di comunicazione integrata per il biennio 2025–2026, con obiettivi precisi in termini di governance, linguaggio e canali.

Attività

  • Strategia di comunicazione
  • Linguaggio di brand
  • UX/UI design
  • Publishing e social media design
  • Coordinamento e supporto continuativo a contenuti, social e creatività
  • Monitoraggio e analisi KPI
  • Event design, management e promozione
  • PR e ufficio stampa

Un ecosistema di strumenti e linguaggi condivisi

Il progetto è partito dalla definizione di un linguaggio di brand colto e contemporaneo, tradotto in un sistema visivo coordinato declinato con versatilità ed eleganza su tutti i touchpoint, online e offline. 

Abbiamo trasformato la web identity e l’architettura informativa dei portali INPGI e INPGI Notizie attraverso template e framework di pagina capaci di tenere insieme trasparenza, accessibilità e chiarezza. 

Lo stesso impianto è stato poi esteso ai materiali di comunicazione corporate – rapporti, brochure, locandine, inviti – e ai nuovi canali social, con la creazione di format grafici e rubriche pensate per rendere la presenza dell’Ente più riconoscibile e vicina alle persone. 

A questo ecosistema, si è affiancata un’attività strutturata di ufficio stampa, articolata nella produzione di comunicati stampa, costruzione di media list qualificate e diffusione mirata alle principali testate nazionali e locali, sia generaliste che di settore. Un presidio continuativo delle relazioni con i media che ha contribuito ad amplificare la visibilità delle iniziative e supportare il posizionamento istituzionale dell’Istituto all’interno del dibattito pubblico.

Il centenario come esercizio di memoria civile

Per celebrare i 100 anni di INPGI abbiamo dato vita a un nuovo capitolo del progetto di comunicazione con “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, la mostra inaugurata a Roma il 24 marzo 2026 negli spazi della Fondazione di studi per il Giornalismo italiano Paolo Murialdi. 

Dalla curatela all’allestimento fino a un’ingente campagna di promozione, l’esposizione compie un gesto simbolico potente: portare in primo piano chi, per mestiere, resta spesso dietro l’obiettivo. Un racconto che attraversa un secolo di giornalismo italiano: dai cronisti caduti in territori di guerra o per mano della criminalità organizzata a chi ha raccontato terremoti, processi, diritti e fratture del Paese. La mostra restituisce il giornalismo alla sua dimensione più viva: presenza, responsabilità, libertà. 

Il progetto è stato amplificato da una ramificata campagna OOH grazie alla partnership con ATAC, trasformando il centenario in un racconto su scala cittadina.

A questo percorso si è affiancata la realizzazione e produzione del video celebrativo “1926-2026. Cento anni di tutela del giornalismo italiano”, pensato come un viaggio tra memoria e futuro: dalla nascita dell’Istituto agli anni della ricostruzione, dal consolidamento del sistema previdenziale fino alle sfide del giornalismo nell’era digitale.

Nel 2025, Cultur-e ha affiancato due affermate associazioni nel campo del teatro e delle performing art, Mitmacher e Zebra Cultural Zoo, nello sviluppo della comunicazione de Il Sesto Cerchio, il progetto culturale nato per accompagnare la città di Verona e la provincia di Sondrio verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Contesto

Il Sesto Cerchio è un progetto multidisciplinare che utilizza teatro, danza e sport come leve per attivare i territori, le comunità e i pubblici interessati dalle Olimpiadi. Il programma, che propone spettacoli, performance, incontri, azioni urbane e attività educational, ha trasformato le due location in veri e propri attrattori culturali, sfruttando il suo grande potenziale relazionale e l’elevata partecipazione pubblica.

La sfida è stata quella di promuovere la pluralità di eventi, evidenziando nello stesso tempo i temi e i valori alla base del festival: attraversano il progetto, infatti, abbiamo dato vita a una narrazione accessibile e inclusiva che parlasse anche di condivisione, parità di genere, rispetto reciproco e sostenibilità.

Attività

  • Visual Identity
  • Content Strategy
  • Social media & Engagement Strategy
  • ADV Strategy
  • UX & UI Design
  • Web development
  • Editorial design
  • Creative Campaign
  • Content Production

Promuovere i valori olimpici attraverso una strategia di comunicazione integrata

In fase strategica, Cultur-e ha definito le linee guida della comunicazione del progetto attraverso un approccio integrato e multicanale. Obiettivi, sistema valoriale, pubblici di riferimento, tone of voice e messaggi chiave sono stati messi a sistema per raccontare l’identità de Il Sesto Cerchio e il valore culturale del ricco palinsesto di eventi.

La Content & Social Media Strategy ha articolato il racconto del progetto lungo l’arco temporale definendo format, contenuti e frequenze editoriali. Parallelamente, la Engagement Strategy ha strutturato il coinvolgimento di partner, artisti e stakeholder locali. A completare il quadro, una ADV Strategy dedicata ha sostenuto le attività di visibilità digitale, con l’obiettivo di amplificare la portata del progetto e delle sue iniziative.

Sito web e canali social come strumenti di racconto e relazione

L’ecosistema digitale de Il Sesto Cerchio è stato progettato come uno spazio dedicato al racconto e alla relazione. L’interfaccia grafica del sito, sviluppata per desktop, tablet e mobile, ha creato un ambiente digitale chiaro, in grado di accompagnare l’utente nella scoperta del progetto, dei valori e del palinsesto.

Parallelamente, la Social Media Identity ha guidato la creazione e il setup dei canali Facebook e Instagram, insieme a format editoriali pensati per una gestione continuativa, autonoma e coerente con la Brand Identity.

Campagna di lancio e produzione dei contenuti

In continuità con la Brand Identity, è stata sviluppata la campagna di lancio, attraverso concept creativi, key visual e materiali declinabili sui canali digitali e offline. Manifesti, locandine, dépliant, programmi di sala – accanto a social card e stories –, hanno dato vita a un racconto visivo potente e carismatico. A supporto della campagna, la Content Production ha curato la realizzazione di contenuti multiformato, pensati per sostenere nel tempo la visibilità e il valore delle iniziative.

Il 25 marzo 2026 inaugura a Roma “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, la mostra con cui l’INPGI – Istituto Nazionale di Previdenza per i Giornalisti celebra i 100 anni dalla sua fondazione.

Cultur-e ha curato concept, percorso espositivo, allestimento e promozione di un’esposizione che compie un gesto inedito: capovolgere l’obiettivo. Se il giornalista è per mestiere colui che si fa invisibile per raccontare l’altro da sé, qui è il cronista a essere in primo piano.

Attraverso l’archivio fotografico del fotogiornalista Franco Lannino e il contributo delle associazioni di stampa territoriali, la mostra restituisce un secolo di giornalismo italiano: dai cronisti caduti per mano della criminalità organizzata e sui campi di guerra, ai reporter che hanno documentato terremoti, maxi processi, battaglie per i diritti civili e le tensioni istituzionali del Paese.

Il percorso espositivo è un viaggio dentro il “motore” della notizia:: le attese davanti ai telefoni a gettoni dei Palazzi di Giustizia, le redazioni avvolte dal fumo delle sigarette, il passaggio dalle rotative alle prime redazioni digitali. Immagini e cimeli – dalle macchine per scrivere di storici fiduciari dell’Ente ai portatesserino degli anni Novanta – raccontano un giornalismo viscerale, fatto di corpo e presenza fisica sui luoghi dei fatti.

 

La campagna di affissione

Dal 10 marzo, Roma ospita la campagna OOH che porta la mostra negli spazi di affissione ATAC. Il manifesto presenta uno scatto fotografico di Giuseppe Quatriglio tra le rovine del Belice: la figura solitaria del cronista, immersa nel paesaggio devastato, restituisce il giornalismo nella sua dimensione più autentica. La tipografia rossa che attraversa l’immagine rafforza l’impatto visivo, trasformando il visual in un manifesto fortemente simbolico che evoca memoria, responsabilità e presenza.

La mostra si rivolge ai giornalisti, affinché si rinvigorisca l’orgoglio di essere un corpo unico a difesa del proprio mestiere, ma soprattutto ai cittadini: un invito a guardare negli occhi coloro che, per decenni, ci hanno prestato i loro per farci comprendere il mondo.

 

A schiena dritta. Tutelare il mestiere della liberà

Fondazione sul Giornalismo italiano Paolo Murialdi, via Nizza 35 – Roma

dal 25 marzo al 29 maggio 2026

Orari di visita: lun-ven 9-17

 

Leggi la Case histiory

La gentilezza può essere una leva organizzativa?
Sì, quando diventa pratica quotidiana.

Nasce così il Manifesto del Linguaggio Gentile di Cultur-e, un vademecum che ci ricorda che la qualità delle relazioni dipende, prima di tutto, dal modo in cui ci parliamo. Perché lavorare stanca. Ma farlo con gentilezza aiuta.

Non è un esercizio retorico né un semplice codice di buone maniere.
È una presa di posizione culturale: un documento che traduce i valori in comportamenti concreti, dall’ascolto attivo al feedback che costruisce, dall’ironia che unisce al rispetto che non è mai opzionale.

Dieci punti, applicabili subito. Dieci promemoria che trasformano piccoli gesti in qualità relazionale.

Perché la gentilezza non è debolezza.
È responsabilità. È qualità del lavoro. È ROI positivo sulle persone.

 

Manifesto del Linguaggio Gentile

È online il nuovo sito di Amiat, società del Gruppo Iren attiva nella gestione dei servizi ambientali per la Città di Torino. Il restyling è stato curato da Cultur-e, insieme a PwC Italia e CodeLand, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza digitale degli utenti e facilitare l’accesso alle informazioni sui servizi ambientali offerti ai cittadini.

Il nuovo sito si distingue per un web design moderno e responsive e per una navigazione chiara e intuitiva, progettata per accompagnare l’utente verso i contenuti di maggiore interesse. Oltre al restyling grafico, l’architettura dell’informazione è stata completamente ripensata per mettere i servizi al centro, semplificando i percorsi di consultazione e riducendo la complessità della navigazione.

Il portale diventa così un hub informativo dedicato ai servizi ambientali: dai centri di raccolta alle indicazioni su come differenziare correttamente i rifiuti, fino alle informazioni sul ritiro dei rifiuti ingombranti e sui calendari di raccolta.

Un lavoro su contenuti e struttura che rende il sito uno strumento chiaro, accessibile e orientato alle esigenze quotidiane dei cittadini.

Leggi case history Amiat

Nel 2025 Cultur-e, insieme a PwC Italia e CodeLand, ha curato il restyling del sito web di Amiat, società del Gruppo Iren attiva nella gestione dei servizi ambientali per la città di Torino. L’obiettivo del progetto era rinnovare la presenza digitale dell’azienda attraverso un web design moderno e responsive, una navigazione chiara e intuitiva e una struttura dei contenuti pensata per ottimizzare l’esperienza dell’utente e facilitare l’accesso alle informazioni più rilevanti.

Il nuovo sito web è stato progettato per diventare un punto di riferimento informativo per cittadini, istituzioni e media, valorizzando il ruolo di Amiat come presidio essenziale per i servizi di igiene urbana e gestione dei rifiuti sul territorio.

Contesto

Amiat da oltre cinquant’anni gestisce ed eroga in modo integrato i servizi di igiene del suolo, raccolta e smaltimento dei rifiuti nella città di Torino.
In un contesto in cui la comunicazione digitale assume un ruolo sempre più centrale nel rapporto con i cittadini, l’azienda ha scelto di rinnovare il proprio sito web per rendere più semplice, immediato e trasparente l’accesso ai servizi ambientali.
Il progetto di restyling nasce dall’esigenza di superare una struttura informativa complessa e frammentata, ripensando l’architettura del sito per mettere i servizi al centro della navigazione e garantire una maggiore coerenza visiva con l’identità di Amiat e del Gruppo Iren.

Attività

  • Brand Strategy
  • Content Strategy
  • SXO/SEO Strategy

Un web design moderno e una navigazione orientata ai servizi

Il nuovo sito di Amiat si distingue per un design rinnovato e progettato per offrire un’esperienza di navigazione fluida. L’approccio responsive consente una consultazione efficace anche da mobile, rispondendo alle abitudini di fruizione degli utenti.

Il progetto ha previsto una riprogettazione dell’architettura dell’informazione e un’ottimizzazione di UX/UI, con menu principali e di servizio riorganizzati in categorie chiare e intuitive. La riduzione della profondità di navigazione e la razionalizzazione dei contenuti hanno permesso di guidare l’utente in modo semplice e immediato verso le informazioni di maggiore interesse.

Un’identità digitale coerente e orientata al servizio

Grazie al lavoro integrato di Brand Strategy, Content Strategy e SEO/SXO Strategy, il nuovo sito rafforza l’identità digitale di Amiat e consolida il suo ruolo di servizio pubblico vicino ai cittadini.
La nuova piattaforma migliora la visibilità online dell’azienda e favorisce un dialogo più diretto e trasparente con il territorio, offrendo un’esperienza digitale coerente, ordinata e orientata alla qualità del servizio.

 

È uscito il magazine ufficiale di Bridging Dialogues 2025, l’edizione che ha portato al centro della riflessione lo shifting in atto nelle culture organizzative, interrogando le abitudini che modellano il modo di stare insieme nelle organizzazioni.

Dedicato al tema “Beyond Organizational Habits”, il magazine raccoglie e approfondisce i contenuti della quinta edizione dell’evento, che si è svolto il 3 luglio scorso presso Talent Garden Calabiana a Milano. Un progetto editoriale che restituisce punti di vista, keynote, workshop e momenti di confronto, dando forma a un pensiero plurale sul cambiamento organizzativo come processo umano, relazionale e culturale.

Per l’edizione 2025 di Bridging Dialogues, Cultur-e ha curato la visual identity dell’evento e l’impaginazione della sua rivista ufficiale, traducendo la complessità dei contenuti in una veste grafica coerente, elegante e di forte impatto visivo.

 

Un lavoro di progettazione editoriale pensato per sostenere lo sforzo concettuale della rivista (i contenuti del magazine sono curati e scritti da Peoplerise, ndr), valorizzando la pluralità degli sguardi, la ricchezza degli approfondimenti e la dimensione esperienziale dell’evento, restituita anche attraverso un iconico apparato fotografico.
Il progetto grafico ha lavorato per rendere leggibile e attraversabile un pensiero denso, stratificato in cui forma e contenuto dialogano in modo continuo.

Il risultato è un oggetto editoriale che non si limita a documentare l’evento, ma ne prolunga il senso: uno spazio di riflessione che invita a interrogare le abitudini organizzative e a immaginare nuovi modi di lavorare e vivere insieme.Bridging Dialogues 2025 è un progetto di Arsenalia e Peoplerise, realizzato in collaborazione con Cultur-e, eFM e Talent Garden. Un ecosistema di realtà che condividono una visione comune: creare spazi di confronto in cui ricerca, organizzazioni e persone possano dialogare per immaginare nuovi futuri.

Leggi il magazine